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ENNESIMO INCIDENTE MORTALE SUL LAVORO

porto di livorno

 A perdere la vita un operaio di 51 anni che si trovava a bordo di una nave della compagnia Moby attraccata alla Calata Carrara. L'incidente è accaduto questa mattina, verso le 10.30. L'uomo, dipendente della Moby e originario di Torre del Greco, in provincia di Napoli, stava effettuando delle manovre alla guida di un muletto nel garage della nave quando si è mossa parte della struttura di un ponte elevatore che lo ha colpito alla testa. Nella stessa giornata, altri due colleghi del cuneese hanno perso la vita sul posto di lavoro. Tutto questo nonostante un protocollo per la sicurezza sul lavoro in banchina siglato a seguito del passato incidente in cui persero la vita altri due lavoratori della Labromare a marzo dello scorso anno. Uno dei ruoli che mi trovo a ricoprire presso la ditta per cui ho la fortuna di lavorare è quello di RLS, ed esprimo profondo rammarico per l'ennesima morte "bianca".

Questi decessi vengono infatti definiti “morti bianche”. Bianche come l'innocenza persa, l'indifferenza che ne segue, l'assenza dei colpevoli. L'innocenza di chi è morto. L'indifferenza di chi dopo archivia l'accaduto appellandosi alla “fatalità”. E l'assenza di qualcuno che possa definirsi colpevole. Queste morti sono bianche perché non hanno alcun senso logico, sono una mera statistica in un mondo che ogni giorno che passa è sempre meno a misura di uomo. Quando si parla di morti bianche non c’è mai qualcuno da considerarsi direttamente responsabile, qualcuno che materialmente abbia contribuito con un'azione all'assassinio di qualcuno, qualcuno che possa definirsi “il colpevole”. Spesso quello che causa questi incedenti è infatti l'assenza di un'azione, di un controllo, un concorso esterno di pressione che spinge il lavoratore verso i suoi massimi estremi, a discapito della salute sua e di chi lavora accanto a lui, pur in presenza di una delle normative più complete e ben fatte presenti in ogni stato europeo degno di questo nome. Quello che manca è il rigore nell'applicazione delle regole. Quello che manca è la definizione del concetto di COSTO SOCIALE, concetto secondo in cui voler risparmiare prima sulla sicurezza, costa poi di più in caso di infortuni per lo stato. Quel che manca è la libertà dei lavoratori di poter dire no quando la situazione si fa insostenibile. Ma nonostante tutto questo, o forse a causa di tutto questo, vengono archiviate come fatalità. Eppure un responsabile c’è, c'è sempre, per azione commessa od omessa, perché sempre di omicidio si tratta e perché oggi non si può morire di lavoro.

Al 22 marzo, erano già 100 gli italiani morti sul lavoro. Oggi ne vanno aggiunti altri 3. Dal 2008 ad ora, i morti sul lavoro sono aumentati quasi del 17%. I numeri parlano da soli, non occorre aggiungere altro.